CCNL Funzioni Locali 2022-2024: firmato e affondato, come i nostri salari

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Il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024, presentato da Governo, ARAN e sindacati firmatari come una grande conquista salariale, rappresenta per noi COBAS l'ennesimo contratto a perdere: un accordo che consolida e aggrava il declino del potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori degli enti locali. Il dato fondamentale è incontestabile: gli aumenti previsti dal contratto NON recuperano nemmeno l'inflazione del triennio 2022-2024. Gli incrementi retributivi medi si attestano intorno al 5-6%, mentre l'inflazione cumulata nel triennio 2022-2024 ha superato il 13%, con stime che arrivano fino al 17% secondo alcune fonti. Questo significa che, a conti fatti, con questo rinnovo non si recupera quanto perso a causa dell'impennata dei prezzi e si consolida un'ulteriore erosione del salario reale. Ogni euro di "aumento" è già stato divorato dal costo della vita. Parlare di "rilancio salariale" o di "recupero del potere d'acquisto" è pura propaganda: con questo contratto si certifica un nuovo taglio delle retribuzioni reali.

ARRETRATI E CIFRE LORDE: LO SPETTACOLO DEGLI ANNUNCI
Come avvenuto in altri comparti, anche per le Funzioni Locali il discorso ufficiale ruota attorno a cifre lorde gonfiate e medie che non corrispondono alle reali buste paga. Vengono spacciati come nuovi benefici importi che includono quanto già erogato in passato: indennità di vacanza contrattuale, anticipi e altre voci. Dietro lo spettacolo sugli "arretrati" si nasconde una realtà semplice: gli anni in cui l'inflazione ha colpito più duramente (2022 e 2023, con punte del 12%) non vengono di fatto compensati, e una parte consistente degli importi è la mera regolarizzazione di somme dovute da tempo. Si arriva così a fine contratto con una quota di arretrati mangiata dai prezzi e dal ritardo stesso del rinnovo.

L'ITALIA: UNICO PAESE EUROPEO CON SALARI IN CALO NELL'ULTIMO VENTENNIO
Questo rinnovo non è un episodio isolato, ma un'altra tappa di un percorso ventennale drammatico. L'Italia è l'unico grande paese europeo ad aver registrato un calo dei salari reali negli ultimi vent'anni.
Mentre nel resto d'Europa le retribuzioni, pur tra contraddizioni, hanno generalmente tenuto o sono cresciute, il nostro Paese ha abbracciato un modello fondato su: taglio sistematico dei salari reali; precarietà diffusa e strutturale; blocco del turnover e sovraccarico lavorativo; compressione continua del pubblico impiego. Gli enti locali sono il terreno di sperimentazione privilegiato di questa strategia: organici ridotti all'osso, servizi sempre più essenziali scaricati su personale stremato, responsabilità crescenti a fronte di stipendi che perdono valore anno dopo anno. Questo modello è insostenibile e va cambiato.
 
CONTRATTO GIÀ SCADUTO, CONDIZIONI PEGGIORI
Il CCNL Funzioni Locali 2022-2024 viene firmato quando è già scaduto, secondo un copione ormai strutturale: i contratti si chiudono a fine triennio, sempre in ritardo, quando l'inflazione ha già divorato ogni possibile beneficio. Nel frattempo i carichi di lavoro aumentano con piani di fabbisogno insufficienti, si spinge sulla flessibilità, sulla "settimana corta" senza reali vantaggi economici, sulla riorganizzazione unilaterale del lavoro. Si continua a frammentare la retribuzione con voci accessorie e fondi variabili, anziché concedere aumenti seri in paga base. A fronte di un'inflazione a doppia cifra nel triennio, un aumento intorno al 5-6% è una resa: significa accettare che chi lavora negli enti locali debba impoverirsi.

LE NOSTRE RIVENDICAZIONI
Per noi COBAS questo rinnovo va respinto politicamente e sindacalmente. Non è "il meglio possibile": è la prosecuzione di una politica che scarica sistematicamente il peso della crisi sulle spalle di chi lavora. Le nostre rivendicazioni sono chiare: recupero integrale dell'inflazione 2022-2024, con aumenti strutturali in paga base; meccanismi automatici di tutela dei salari reali dall'inflazione, per impedire che ogni rinnovo parta già sconfitto; rafforzamento degli organici e reale riduzione dei carichi di lavoro; stop alla precarietà e valorizzazione del lavoro pubblico locale; rifiuto dei giochi di prestigio su indennità, accessorio e arretrati che mascherano l'assenza di aumenti reali. Non accettiamo che le lavoratrici e i lavoratori degli enti locali debbano rassegnarsi a stipendi tra i più bassi d'Europa, in un Paese che è l'unico ad aver visto i salari decrescere nell'ultimo ventennio. Questo contratto non risolve la crisi salariale: la aggrava.

BASTA CONTRATTI A PERDERE! SOLO LA LOTTA PAGA!

Per invertire la rotta non bastano i comunicati e le conferenze stampa dei firmatari: serve la mobilitazione diretta nei luoghi di lavoro, lo sciopero, l'organizzazione dal basso. Invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori degli enti locali a partecipare alle assemblee, alle iniziative di lotta e agli scioperi che verranno indetti nei prossimi giorni e settimane.

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