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      • Una riflessione sul ““Movimento dei forconi”

        Confederazione Cobas

        25/01/2012 19:57

        Forconi

        La scorsa settimana la Sicilia dall'estremo oriente meridionale  alla punta nord occidentale è stata paralizzata dalla scesa in campo del movimento “Forza d'Urto” , sigla che riunisce al suo interno l'AIAS  (Associazione imprese autotrasportatori siciliani) e gli agricoltori del  “Movimento dei forconi”. Con i mezzi messi a disposizione dalle varie aziende aderenti al movimento, “Forza d'Urto” ha bloccato svincoli autostradali, snodi viari e varie infrastrutture come il porto di Palermo. L'agitazione partita lunedì 16 ha già prodotto il martedì successivo il blocco di tutti i distributori di carburante dell'Isola come se un ordine impartito dai poteri forti abbia imposto la chiusura degli impianti. Mai erano state tollerate azioni di forza di tale dimensione dalle forze “dell'ordine”, che in tante occasioni abbiamo visto in azione contro picchetti e blocchi di operai, di studenti o contro la gente di Napoli e Val Susa.  

        “Forza d'Urto” ha fatto leva su un malcontento diffuso, indicando giustamente nel Governo Monti l'artefice dell'ulteriore impoverimento dei ceti produttivi che da sempre devono faticare per reggere la concorrenza con le imprese del centro nord e con quelle estere patendo la scarsezza delle infrastrutture isolane. La Sicilia  ha subito pesantemente le scelte economiche e politiche che in 150 anno di unità del Paese l'hanno relegata in un ruolo sempre maggiormente marginale nel quadro dello sviluppo economico italiano. La politica dei dazi, il boicottaggio economico e bancario delle aziende isolane, la mancanza di una seria politica di sviluppo, il favoreggiamento dell'economia mafiosa hanno creato condizioni di sottosviluppo che tutt'oggi caratterizzano l'economia siciliana penalizzata maggiormente dalla globalizzazione dei mercati. Oggi l'economia siciliana ha grosse difficoltà di movimentare le merci su una rete stradale e autostradale insufficiente affiancata dalla mancanza di una adeguata rete ferroviaria (in gran parte non elettrizzata e a singolo binario, per di più ridotta in chilometri dai tagli operati negli ultimi trent’anni prima da FS ed ora da Trenitalia). La protesta di questi giorni è generata anche dal senso di abbandono e di lontananza del Potere Centrale accompagnata dalla politica vessatoria e criminale che progressivamente sta strangolando i piccoli  imprenditori. Tasse, contributi, aumento dei carburanti sono la classica goccia che fa traboccare il vaso. Le ragioni sociali del movimento si riassumono nell'impoverimento legato alla crisi drammatica dell'isola entro la più generale crisi capitalista: crollo dei commerci, aumento del prezzo della benzina, peso “insopportabile” dei mutui bancari, chiusura dei canali di credito, aumento della pressione fiscale, crisi del sostegno clientelare del governo regionale e dei margini tradizionali di scambio politico/ elettorale con i partiti al potere. Le sue rivendicazioni principali sono la riduzione delle tasse, la ripresa delle facilitazioni regionali promesse, la ripresa del credito. 

        Ma se è pur vero che il malcontento è molto diffuso, che lo scollamento con le forze politiche di “sinistra” è clamoroso, che i sindacati sono fuori gioco, non pare che stiamo assistendo all’ Insurgenza di una parte del popolo siciliano che giustamente avrebbe tutte le ragioni per ribellarsi.  Sembra piuttosto che segmenti della vecchia politica, di poteri forti si siano mossi per riposizionarsi e scompaginare certi equilibri proprio oggi (e non ieri con Berlusconi) che con Monti c'è tanta roba per cui ribellarsi.

        E' evidente che in mancanza di una vera politica anticapitalista di opposizione alle scelte liberiste il senso di malcoltento viene gestito e strumentalizzato da forze apertamente reazionarie e lobbistiche come l'AIAS e gli agricoltori del  Movimento dei Forconi. Le politiche scellerate dei vari Governi hanno di fatto consegnato il trasporto delle persone e delle merci al trasporto su gomma. Il trasporto merci su gomma viene gestito sotto forma di trust da aziende medio grandi che fanno capo all'AIAS (la potente lobby del trasporto siciliano), è conseguenziale che se i padroni dell'AIAS si fermano si blocca l'economia Isolana, ma questa non è l'insurrezione, si chiama serrata. I capi di “Forza d'Urto” sono noti figuri provenienti dal PdL, dall'MPA come Mariano Ferro, da La Destra di Storace come Riccardo Sindoca, da Forza Nuova come il leader dei Forconi Martino Morsello ma anche il padrone del Palermo calcio Maurizio Zamparini, il Grande SUD di Micciche, e da non dimenticare il volta gabbana Scilipoti.

        Non siamo di fronte al blocco dei trasporti che contribuì alla caduta del Governo Allende nel Cile del 1973, oggi non si cerca di fare cadere un governo popolare ma la borghesia mafiosa cerca  strumentalmente di usare il movimento di piazza per ridefinire i propri spazi di iniziativa e ricollocare i propri terminali politici dentro uno spazio di contrattazione con il governo nazionale. In primavera la Sicilia sarà teatro delle elezioni amministrative, le amministrative di Palermo si candidano ad assumere la valenza di un test nazionale ad un anno delle elezioni politiche. È difficile pensare che la protesta degli ultimi giorni non abbia nulla a che fare con queste grandi manovre.

        Il punto essenziale da analizzare è che in un momento di grandissimo attacco alle condizione di vita, di lavoro, di studio la risposta del mondo del lavoro è stata quasi assente. Di fronte all'attacco sfrenato al diritto alla pensione con la cancellazione del limite massimo dei 40 anni di contributi l'innalzamento dell'età di vecchiaia a 66 anni e progressivamente a 70 anni non si sono riscontrate proteste operaie, del lavoro dipendente, scioperi spontanei, boicottaggio della produzione. Ma si assiste alla passività diffusa e allo scoramento di massa vedendo come ineluttabile la distruzione dello stato sociale e la cancellazione dei diritti. Tasse inique, blocco dei salari, licenziamenti di massa, aumento del costo dei generi di prima necessità non sono bastati per generare un movimento di protesta diffuso. In questa prospettiva la levata di scudi dei medi e piccoli imprenditori, impoveriti dalle politiche liberiste dominanti, viene interpretata come speranza concreta che una via al cambiamento possa ancora essere praticata.

        Il convegno del 14 novembre

        PER UNA SOCIETA' DEI BENI COMUNI

        Una giornata di dibattito sul libro di Piero Bernocchi
        OLTRE IL CAPITALISMO
        Discutendo di benicomunismo, per un’altra società.

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