14 febbraio ore 14.30 i COBAS in piazza per Kobane, il Rojava e il popolo curdo a Roma (P. Indipendenza) e Milano (L. Cairoli)

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Da 20 giorni Kobane è sotto assedio, con enormi sofferenze per più di mezzo milione di persone, tra le quali famiglie sfollate da Afrin, dai quartieri Sheikh Maqsoud e Ashrafieh, da Tabqa, Raqqa, aggredite dal nuovo governo siriano, su istigazione del dittatore turco Erdogan. La sospensione di elettricità e acqua e delle forniture mediche, di cibo, carburante e altri beni essenziali rende micidiali le condizioni umanitarie e sanitarie, mettendo a rischio la vita dei civili, in particolare dei bambini, dei malati e delle famiglie vulnerabili. Kobane, oltre ad essere città-simbolo della grandiosa esperienza in Rojava e nel Nord-Est siriano del Confederalismo democratico, promosso dal presidente Abdullah Öcalan, è anche un riferimento globale della vittoria contro la ferocia dei tagliagole nazi-islamisti dell’ISIS (o Stato islamico o Daesh). Il governo siriano e Erdogan, per costringere alla sottomissione le Forze Democratiche Siriane (SDF), aggrediscono selvaggiamente un popolo che, combattendo l’ISIS in primissima linea e con molte migliaia di eroici caduti/e nella lotta al terrorismo jihadista, ha protetto se stesso ma anche gli interessi più ampi dell’umanità.

Vogliamo che questo assedio, che è un crimine contro l’umanità, si interrompa immediatamente: una città e una regione, che hanno difeso la vita e la libertà non solo dei curdi e dei popoli della regione ma anche di quelli di gran parte del Medio Oriente minacciati dai nazi-islamisti dell’ISIS, non possono essere lasciati sole di fronte ad un crudele attacco distruttore. La rivoluzione del Rojava e l’esperimento dell’autogoverno sono oggi messi in pericolo non solo dalle offensive militari, ma anche dall’inerzia della comunità internazionale che dovrebbe eterna gratitudine a chi ha difeso, versando fiumi di sangue, l’umanità tutta dalla barbarie dei massacratori jihadisti del Daesh.

In questo contesto, la liberazione di Abdullah Öcalan rimane centrale: la sua detenzione dal 1999, in isolamento, non è solo una violazione dei diritti umani, ma – come scrive l’UIKI (Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia) – “ostacola la pace e la risoluzione della questione curda in ognuno dei paesi in cui il Kurdistan è diviso. Öcalan ha più volte proposto soluzioni politiche per il riconoscimento dei diritti dei curdi, e la sua liberazione è un passo fondamentale per sostenere l’autogoverno del Rojava e le prospettive di stabilità regionale. Inoltre, il leader curdo ha mostrato la sua volontà di concludere il conflitto ancora una volta, aprendo la via ad un nuovo processo di pace con lo scioglimento del PKK. Quel processo, è ora più fragile che mai”.

Per tutte queste ragioni partecipiamo con entusiasmo e convinzione alle manifestazioni promosse da UIKI, dalla Rete Kurdistan, dal Centro Ararat per sabato 14 febbraio alle 14.30 a Roma partendo da P. Indipendenza (e sfilando a poche decine di metri dall’ambasciata turca, poi davanti al MEF e concludendo a P. Barberini) e a  Milano (Largo Cairoli, h.14.30) per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria, per chiedere la liberazione di Abdullah Öcalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia.

Piero Bernocchi    portavoce della Confederazione COBAS

PER UNA SOCIETA' DEI BENI COMUNI

Una giornata di dibattito sul libro di Piero Bernocchi
OLTRE IL CAPITALISMO
Discutendo di benicomunismo, per un’altra società.

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